Sonetti Romaneschi
Da cristiano! Si mmoro e ppo’ arinasco, Pregh’Iddio d’arinassce a Rroma mia. (G. Belli)

Sdrajato ne la tana, er Re Leone
riceveva le bestie d'ogni spece;
pe' prima entrò la Pecora e je fece:
— Noi stamo in una brutta posizzione:
er Lupo ce perseguita, e tu sai
che pe' nojantre Pecore so' guai!
Finisce che ce scanna a quante semo!
— Va bene. — disse er Re — Provederemo! —
Appena che la Pecora uscì fôri
ècchete ch' entrò un Lupo. — Io — dice — aspetto
che li ministri faccino un proggetto
per abbolì li cani a li pastori.
Noi che vivemo co' le Pecorelle
come potemo sta' senza de quelle?
Se er cane abbaja, capirai da te...
— Provederemo! —je rispose er Re.
L'Orso, ch'era ministro de l'Interno,
je parlò d'un Somaro attempatello:
— Bisogna incoraggiallo, perché quello
è stato sempre amico der Governo.
Quann'era deputato c'è servito
a caricà le pigne der partito...
— Allora — disse er Re — che sia mannato
co' quelo stesso carico ar Senato.
— E er Pappagallo? — dice — che t'ha fatto?
Trovàmoje un impiego, capirai:
quello è un ucello che figura assai,
je ce vorebbe un postarello adatto...
Che fa?! campa d'entrata e se distingue
perché sa di' «va bene» in cinque lingue,
pepoi s'inchina a tutte le signore...
— 'Be', — dice — lo faremo ambasciatore. —
E l'Orso seguitò: —Jeri ho veduto
er capo de le Vespe socialiste,
che m'ha rotto le scatole e che insiste
pe' via che vorebb'esse ricevuto...
— Che venga pure! — disse er Re — Se vede
che adesso è socialista in bona fede... —
L'Orso rispose: — Sì; prova ne sia
ch'hanno deciso de cacciallo via.



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