Sonetti Romaneschi
Da cristiano! Si mmoro e ppo’ arinasco, Pregh’Iddio d’arinassce a Rroma mia. (G. Belli)

Er perito spiegò ch'er delinquente
ciaveva la capoccia sbrozzolosa,
e questa fu la parte più nojosa
perché nessuno ce capiva gnente.

Er decimo giurato solamente
restava co' la fronte pensierosa
e scriveva ogni tanto quarche cosa
come d'un dubbio che ciavesse in mente.

Ma, sia pe' distrazzione o che so io,
a un certo punto prese e stracciò er fojo
e lo buttò vicino ar posto mio.

Io l'ariccorsi per curiosità;
ciaveva scritto: «Zucchero, petrojo,
ova, patate, strutto e baccalà...».



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