Sonetti Romaneschi
Da cristiano! Si mmoro e ppo’ arinasco, Pregh’Iddio d’arinassce a Rroma mia. (G. Belli)

— Povera società senza giudizzio!
Povera nobbirtà senza decoro!
— diceva un Rospo verde in campo d'oro
dipinto su uno stemma gentilizzio. —

Che diavolo direbbe l'antenato
se doppo dieci secoli a di' poco
sapesse ch'er nepote vince ar gioco
cór mazzo de le carte preparato?

— Va' là! — je fece un'Aquila d'argento
appiccicata su lo stemma stesso. —
Quel'antenato che stimamo adesso
nun era che un teppista der Trecento.

È er tempo che nobbilita: per cui
è inutile che peni e te ciaffanni.
Er nipote che rubba, tra mill'anni,
diventa un antenato puro lui.



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